CONCRETE

fotografie di Simon d’Exéa

a cura di Manuela De Leonardis

 

Inaugurazione 12 febbraio 2013 ore 19.00

 

Invito Simon

 

 

La Galleria Doozo inaugura il ciclo espositivo 2013 con la mostra CONCRETE. fotografie di Simon d’Exéa, una selezione di quattordici opere che l’autore “colleziona” dal 2007.

 

Il fotografo mette a fuoco i dettagli architettonici - le linee essenziali nel gioco di vuoti/pieni, rincorrersi di luce e ombra - delle architetture moderne e contemporanee di grandi maestri (da Luigi Moretti a Zaha Hadid, Frank Lloyd Wright, Pier luigi Nervi, Renzo Piano), come pure di architetti meno noti, prevalentemente a Roma, ma anche Parigi e New York.

 

“Per isolare i dettagli mi ci devo perdere”, afferma d’Exéa con la convinzione che il tempo è un elemento prezioso nell’entrare in sintonia con lo spazio.

L’intento non è quello di descrivere, quanto piuttosto di estrapolare “momenti inediti e freschi”, talvolta giocati sulla casualità e sull’immediatezza, all’interno di un percorso conosciuto.

 

L’uso del bianco e nero è una scelta consapevole che permette maggiore libertà interpretativa, insieme all’affiorare di un substrato emotivo sia nello sguardo del fotografo che dell’osservatore.

 

Simon d’Exéa usa il digitale con lo stesso approccio di curiosità con cui per anni ha fatto le sue sperimentazioni al buio, nella camera oscura. All’immagazzinamento di dati (la macchina fotografica digitale è un taccuino per lui) segue una pausa deliberata che libera la mente, prima di tornare ad osservare con distacco quelle immagini e trovare collegamenti imprevisti e perfino imprevedibili.

 

 

Simon d'Exéa

(Manuela De Leonardis)

 

Cammina poi si ferma, si siede, riprende a camminare, gira intorno al soggetto, lo osserva e magari - catturato in quel dialogo esclusivo - urta inavvertitamente un passante e schiva la pioggia. Il tempo è un elemento prezioso per Simon d'Exéa nell’entrare in sintonia con lo spazio.

 

Il suo sguardo si sofferma sulle linee essenziali, sui dettagli architettonici di interni ed esterni isolati dal loro contesto, resi autonomi nella texture di volumi, nelle rincorse di vuoti/pieni, nei rimbalzi di luci/ombra che raccontano un’altra storia, non necessariamente quella che li definisce nella rispettiva identità. “Per isolare i dettagli mi ci devo perdere.”, afferma il fotografo.

 

All’immagazzinamento di dati (la macchina fotografica digitale è un taccuino per lui) segue una pausa deliberata che libera la mente, prima di tornare ad osservare con distacco quelle immagini e trovare collegamenti imprevisti e perfino imprevedibili.

 

In fondo non è un meccanismo così distante dalle dinamiche della camera oscura. Simon d'Exéa si forma proprio in quel luogo chiuso e magico che è la camera oscura. Non solo sede alchemica di trasformazione della materia (dominata da regole precise) ma spazio mentale per mettere ordine dentro di sé. E’ affascinato dalle sperimentazioni di Man Ray che scopre con la stessa intensità con cui ama respirare l’odore degli acidi dello sviluppo e della stampa.

 

Nel passaggio al digitale avverte la perdita di quella sacralità. “Mi manca il maneggiare gli acidi, l’aspetto imprevedibile dell’immagine fotografica, perché il digitale è riproducibile all’infinito. Prima se il bagno dello sviluppo era diverso anche solo di mezzo grado, la stampa prendeva un altro sapore e non ce n’era mai una uguale all’altra.”.

 

Il mestiere vero e proprio, però, lo impara lavorando per cinque anni come assistente di Claudio Abate. Una lezione che va ben oltre le conoscenze tecniche dell’utilizzo del mezzo.

Fotografare la mostra di Anselm Kiefer a Villa Medici, nel 2005, è il primo lavoro. “Claudio fotografava con il banco ottico 20x25 che non usava più nessuno. Avevo un timore reverenziale, in più lui incuteva rispetto, ma percepivo la sua forza. E’ stato una figura paterna. Da lui ho imparato anche la disciplina nel vivere la propria vita, il modo di interfacciarsi alla gente, la sua grande apertura di spirito, la vera capacità di ascoltare gli altri, la fiducia nei propri mezzi.”.

 

Per alcuni anni la ricerca personale di d'Exéa cede il posto all’aspetto pragmatico del lavoro, per farsi strada - al momento giusto - nella stratificazione dell’inconscio. A collezionare i suoi sguardi sulle architetture moderne e contemporanee, romane, parigine e newyorkesi, inizia nel 2007. Opere firmate indifferentemente da anonimi architetti come da grandi maestri, da Luigi Moretti a Zaha Hadid, Frank Lloyd Wright, Pier luigi Nervi, Renzo Piano. Ciò che è più importante per lui è la curiosità e, allo stesso tempo, la sfida nell’intraprendere un percorso conosciuto, estrapolandone momenti inediti e freschi, con quelle tracce di casualità che sfuggono alle maglie del controllo. Una fessura nel substrato emotivo.

 

Roma, 4 dicembre 2012

 

 

Simon d’Exéa (Parigi 1983, vive e lavora a Roma) frequenta il Master in Fotografia presso la Scuola Romana di Fotografia (2002-2005), lavorando contestualmente come assistente di posa. Dal 2005 al 2010 è assistente del fotografo Claudio Abate e dal 2010 dell’artista Ileana Florescu. Fotografo ufficiale del festival Enzimi (2004) e dell’evento Urban Contest (2010), ha collaborato con varie testate tra cui la rivista giapponese Spur Magazine e quella francese L’officiel. Ha partecipato alle collettive Chiudere un occhio (2009) allo Studio Abate, Roma e Stati d’Animo – Nostalgia/Furore (2010) presso il Circus, Roma.

Concrete alla Galleria Doozo Art è la sua prima mostra personale.

 

 

 

 

CONCRETE di Simon D’Exéa

12 febbraio- 12 maggio 2013

Catalogo Italiano/Inglese con testi Manuela De Leonardis e Alessandra Mammì

 

Galleria Doozo

via Palermo 51/53, Roma

orari galleria: dal martedì al sabato 11-22

tel 064815655

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www.doozo.it

 

Ufficio Stampa Doozo 06 4815655 email Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

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